L’approccio cognitivo sensoriale nell’educazione alimentare 

Sensoriale, perchè e’ un modo di attribuire importanza fondamentale alle sensazioni che scaturiscono dall’assaggio dei cibi. Noi non mangiamo nutrienti e il cibo è uno dei piaceri della vita. Provare piacere e non dispiacere nel nutrirsi è  un modo appagante di  vivere la vita. Cognitivo, perchè attraverso una focalizzazione dell’attenzione, e quindi una cognizione degli stimoli sensoriali che arrivano dall’assaggio, si possono superare i pregiudizi su alcuni cibi salutari, che è meglio mangiare regolarmente per mantenersi in salute. Sensoriale-cognitivo, inoltre, perchè ogni volta che assumiamo un cibo il nostro cervello registra una sensazione personale che è data appunto dalle informazioni che i nostri organi di senso registrano. Questa risposta può essere implicita o sotto soglia, cioè difficilmente  nominabile, viceversa può emergere alla coscienza solo con uno sforzo cognitivo appropriato. Quando può essere utile consapevolizzare il cibo? Soprattutto quando il rapporto con il cibo ci crea probleimi, quando manifestiamo avversioni sconsiderate verso cibi specifici, magari salutari, o quando mangiamo troppo o troppo poco.

Il cibo deve essere uno dei tanti modi di vivere piacevolmente la vita!

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Consigli alle famiglie

ATTENZIONE ALLA  NEOFOBIA ALIMENTARE

Anzitutto i bambini ma anche gli adulti non mangiano ciò che a loro fa bene, quanto ciò che solletica la loro immaginazione e salivazione. Per contro è quasi impossibile convincere qualcuno a mangiare qualcosa di poco apprezzato solo perchè riusciamo a dimostrare scientificamente che gli fa bene e viceversa non è sempre possibile trattenersi dal mangiare qualcosa di molto gratificante sapendo che fa male. Un discorso alimentare centrato sulla dieta salutare può rilevarsi scarsamente comprensibile per un adulto, figuriamoci per il bambino che non ha interiorizzato il concetto di “salute” e che ha un sistema cognitivo che privilegia sempre scelte ripetitive e familiari, mentre gli viene naturale fidarsi delle proprie sensazioni di piacevolezza corporea.

 La Neofobia alimentare è un fenomeno diffuso. In Italia un bambino su quattro, in età della scuola dell’obbligo, evita accuratamente di mangiare verdura. Studi condotti sui bambini in età prescolare hanno evidenziato che i due fattori che predicono al meglio la buona disposizione dei bambini verso il cibo, sono il sapore dolce e il grado di familiarità con l’alimento (Birch et al., 1980; Birch e Marlin, 1982; Birch, 1987). Per converso, gli alimenti rifiutati sono quelli dal sapore amaro e poco familiari. In questa età, particolarmente comune è il rigetto delle verdure (Phillips e Kolasa, 1980). Con il termine “neofobia alimentare” si intende la riluttanza nei confronti dei cibi sconosciuti con una varietà di comportamenti che vanno dalla cautela al rifiuto degli alimenti poco familiari.
Cercando di spiegare l’insorgenza della fase acuta della neofobia alimentare infantile, diverse sono ancora le interpretazioni possibili, ma una delle teorie più riconosciute è quella di Pliner (1994). Secondo lui la neofobia si può spiegare in termini generali come un fenomeno dovuto alla mancanza di abilità cognitive ed esperienze che hanno i bambini su ciò che mangiano, da cui discende la loro mancanza di fiducia verso tutto quello che è nuovo. Ad esempio, se ai bambini di 5 anni si offre del purè di patate con qualche traccia verde di prezzemolo, il purè verrà probabilmente rifiutato. Il punto più acuto di neofobia infantile sembra corrispondere infatti ad una fase in cui il bambino è nel periodo preoperatorio, per cui basta cambiare una sola qualità dell’oggetto affinché i bambini di questa fascia d’età pensino che l’oggetto sia stato sostituito del tutto. 
Quando si vogliono introdurre dei cibi nuovi nelle diete delle persone, bisogna tenere presente dunque che i nomi degli alimenti sono associati ad una particolare immagine degli stessi. Ciò permette all’individuo di fare delle ipotesi sulle aspettative di quello è pronto a degustare, mentre il minimo cambiamento nella presentazione dell’alimento che contraddica le sue ipotesi, rischia di produrre neofobia.
Nei bambini quindi è inevitabile un certo grado di neofobia alimentare, mentre il graduale superamento del comportamento neofobico nell’età preadolescenziale e successivamente negli adulti avviene tramite un processo di sviluppo cognitivo, di apprendimento e di familiarizzazione con il cibo.

Progetti di educazione alimentare per le scuole

Come deve essere un’educazione alimentare a scuola

Come deve essere un’educazione alimentare a scuola
Tutte le questioni appena esposte, ci devono far riflettere e chiedere nello stesso tempo qual è l’approccio più efficace per trattare temi di educazione alimentare in famiglia, a scuola o nei distretti sanitari. A riguardo risulta subito chiaro che l’approccio educativo alimentare deve essere multifattoriale, che deve fare propria una prospettiva psicologica e che non può limitarsi a quello nutrizionista. L’assunto di base è che si può fare educazione alimentare ma deve essere fatta attraverso una molteplicità di azioni: ad esempio con l’esercizio consapevole degli organi di senso attraverso l al cibo, la rottura degli schemi cognitivi disfunzionali che precludono l’assaggio di cibi nuovi, il superamento dei preconcetti culturali e dei comportamenti disfunzionali legati a dinamiche relazionali poco appropiate, appresi nei contesti familiari, l’”alfabetizzazione sensoriale” all’esperienza alimentare e l’allenamento a gusti nuovi attraverso le degustazioni guidate. Per questo motivo ritengo che l’educazione alimentare da proporre all’individuo debba avere le seguenti qualità:
sistemica: che passa dal focus monotematico proprio del singolo approccio (ad es., valori e tabelle nutrizionali dell’approccio nutrizionistico), a quello sistemico, che considera una vasta gamma di implicazioni interconnesse dell’atto alimentare (psicologico-affettive-relazionali, sociali, culturali, ambientali, economiche etc.) e pone la “questione cibo” come centrale per la definizione dell’immagine di sé e del rapporto che il soggetto ha con il mondo;
interdisciplinare: per un apprendimento sostenibile, l’educazione alimentare deve essere inserita nell’intero curricolo formativo di una persona e non come materia a sé stante o affrontata una tantum;
– sensoriale-cognitiva: in quanto valorizza l’atto della degustazione sul piano organolettico, potenzia la consapevolezza sensoriale, rompe gli schemi che precludono l’assaggio di cibi su cui gravano preconcetti, promuove il valore edonico del cibo come consapevolezza cognitiva e verbale non pregiudiziale, nonché le dimensioni del piacere associato al contesto e alla relazione (convivialità) dell’atto alimentare;
esperenziale-induttiva: per far apprendere abitudini alimentari funzionali bisogna far esperire ai discenti l’atto alimentare in modo corretto e complesso allo stesso tempo, ad esempio facendoli degustare il cibo, manipolare le materie prime e magari coltivare un orto. In questo modo si agevolano comportamenti ed atteggiamenti che opportunamente modellati e rinforzati permettono soprattutto ai giovani di correggere le loro conoscenze ed atteggiamenti negativi nei confronti del cibo;
capace di sviluppare pensiero critico: perché bisogna mirare a mettere le persone in condizione di affrontare consapevolmente le proprie scelte alimentari.

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Pubblicazioni

  • Gellini G., “Cibo e sensorialità, un percorso per genitori volenterosi”, opuscolo stampato nell’ambito del Progetto “Cibo-sensorialità e territorio” con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia (2008).
  • Gellini G., Agostini T. Food and sensory experiences: Testing the efficacy of an educational priject in the primary school of Friuli Venezia Giulia Region. Atti dell’Ottava Conferenza dell’Alpe Adria. Lubiana, Slovenia.
  • Gellini G., “Ragazzi e cibo: un rapporto complesso”, In Vita Scolastica n. 3, 2011,  Edizioni Giunti Scuola, Firenze.
  • Gellini G., Agostini T., “Prendiamoci gusto! un approccio cognitivo sensoriale all’educazione alimentare”, Ed. Giunti Scuola – Giunti O.S, 2012, Firenze.
  • Gellini G., “L’alimentazione a scuola, una sfida tra cognizione, meta-cognizione e conoscenza del territorio”, in Psicologia e Scuola n. 21, maggio-giugno 2012, Ed. Giunti Scuola – Giunti O.S., Firenze.
  • Gellini G. Agostini T., “Potenziare l’educazione alimentare in classe: un approccio cognitivo sensoriale, in Psicologia e Scuola n. 26, marzo-aprile 2013, Ed. Giunti Scuola – Giunti O.S., Firenze.
  • Gellini G., “Cibo tra famiglia e scuola”, in Psicologia e Scuola, marzo-aprile 2014, Ed. Giunti Scuola – Giunti O.S., Firenze.
  • Gellini G., Agostini T., “Food and sensory experiences: Issues to consider when developing an educational programme on explorative feeding practices”, in Different Psychological Perscpective on Cognitive  Processes- Current Reserch Trends in Alps Adria, 2015, Cambridge Scholars Publishing.